martedì 13 maggio 2014

il racconto del segreto di Collo






Cari amici domenica 11 maggio c'è stato il Bike Pride a Bologna, forse il più bello di tutti.
Il tema era "arrivano i barbari" così che ho trovato il coraggio di mettermi il gattino Collo sulla testa come una vera barbara.

A dei bambini che mi rincorrevano incuriositi, a Otto  e ad alcuni adulti ho raccontato la sua storia e risposto alle loro domande, essendo molte le persone comprensibilmente perplesse ho deciso di scriverla dettagliata  per tutti qui, come una vera favola.


C'era una volta

una grande fabbrica-casa abbandonata con tutte le edere e la vite americana che la ricoprivano come un castello segreto, le grandi Paulonie ornavano il perimetro con le loro grandi foglie e i fiori viola, i "portasemi" si stagliavano sul cielo ricamandolo.


Si chiamava Cime Tempestose.
Era il 1998, abitavamo li io e Claudio dal 1996, gli dissi che desideravo un gattino, lui rispose che se arrivava da solo lo avrei potuto tenere.
Partimmo per un viaggio a New York, tornammo che c'era la neve e anche una gattina in cinta dal pelo lungo grigio e bianco morbidissimo e gli occhi verde smeraldo, era entrata nel giardino d'inverno cercando un posto per partorire i cuccioli.
Alla fine scelse un posto molto strano dove partorirli: nelle grondaie sui vasti tetti .
Temevo piovesse e i cuccioli si ferissero scivolando così che io li portavo in casa e lei li riportava sui tetti.
La prima che presi in braccio fu Grigina detta Gina, la più timida, poi Ra e Nerino.
Si convinse di tenerli in casa con noi dopo qualche giorno, i gattini erano molto vivaci e correvano come fulmini percorrendo i 20 metri del salone avanti e indietro saltando nel percorso sul nostro letto e in conseguenza anche sui nostri corpi  la notte mentre dormivamo : lo schizzino notturno.
Dopo solo 6 mesi in autunno ne  partorì altri tre: Zampa, Naso, Collo.



Ogni giorno facevamo una passeggiata con loro intorno a Cime Tempestose osservando i cambiamenti della natura, abbiamo creato un bel sentiero con i nostri passi, oltre i 6 cuccioli e la gattina, a distanza ci controllava il suo fidanzato, un gattone molto fiero, di rado si avvicinava e giocava con noi.
Erano golosi di formaggio e quando lo mangiavamo a tavola si arrampicavano tutti e 6 come topini sulle nostra gambe per averne dei pezzetti.
Nerino che era il più affettuoso  lo ha voluto mia sorella Susanna, con molto dolore gli è lo abbiamo dato, anche perché non era mai stata attratta dai gattini e mi faceva piacere avesse cambiato idea.
Poi arrivò un' altro giorno che non so ancora se fu triste o no, le operaie di una fabbrica vicino hanno denunciato la colonia selvatica al comune, il quale ha mandato addetti a prendere i gattini per sterilizzarli, siamo riusciti a dire a Ra di nascondersi così lui è rimasto procreatore.
Anche Naso era molto affettuoso, troppo, seguiva e amava tutti così che lo abbiamo perso, erano liberi e sicuramente qualcuno lo avrà preso dal giardino.
La Gina si rivelò con un forte carattere selvatico "predominatore" cacciò da Cime Tempestose la madre per essere l'unica femmina, dopo che avevo tenuto Zampa nella tenda di cellofan, che ci costruivamo per ripararci dal freddo, perché era malata,


quando fu guarita e tornò in giardino cacciò anche lei e non l'abbiamo più vista, la Gattina invece la incontravamo in quartiere, ma sembrava un po' impazzita sgranava gli occhi e non voleva tornare.


Nel 2001 Cime Tempestose morì e noi trovammo un'altra fabbrica : la FIAT.

Per ultimi portai i gattini in bicicletta, la Gina nella gabbietta dietro e Collo libero sulle mie spalle come era solito stare .
Ra invece scelse di stare con i Pakistani, nei pressi della Moschea accanto alla fabbrica distrutta.

Alla FIAT Collo e Gina vissero molto felici, perché c'era un parco gigante, l'ex 8 dei circuiti per provare le auto, con erbe fiori alberi :querce gelsi cedri pioppi acacie...



Collo sembrava il re della foresta, un vero leone sempre in giro e avventuroso, c'erano anche molte farfalle, mai viste tante, così tantissime insieme.


La Gina invece ha sempre amato i posti con il selciato invece che l'erba, aveva enormi sotterranei da perlustrare, razzolando tra computer dismessi e auto; nel grande piazzale di vecchio asfalto copriva la cacca con i sassolini e la polvere, creando delle piramidi perfette, decorative.




Collo mi portava  molto spesso in giardino  a giocare con lui,  ha  risvegliato l' amore profondo e la curiosità verso la natura che avevo da bambina, andavamo sempre, spesso al tramonto quando il cielo diventa viola e si sentono i bisbigli degli esseri sottili nel vento.




Si arrampicava su su per le gambe fino al collo si arrotolava li e io giravo come i Sufi, per tanto tempo, quando finivo scendeva e barcollava drogato, gli piaceva moltissimo questo gioco.






Ho cominciato a dipingere ad olio dei quadretti ispirata a questo mondo, li ho tenuti per molto tempo nascosti, con collo cantavo in free style a volte registrando, elaboravo le canzoni per ricavarne anche i  suoni di accompagnamento, oppure diventavano musiche senza testo.




"Collo", gli dicevo, "quando muori diventerai il mio collo di pelliccia così ti avrò per sempre vicino e potrò ancora mettere il mio indice tra i tuoi polpastrelli, te lo prometto".





Era il 2005 quando Collo si ammalò prendendo un virus.
Era sempre più debole, lo portavo in braccio in giardino e stavamo li in silenzio nei prati  a godere dei profumi, dei suoni, dello stato di malinconia che strugge e ti fa sentire in trasparenza tante possibili cose diverse, l'infinito ripercuotersi dei mondi.









Lo portavo in giardino dentro ad una copertina nera.



Eravamo pronti, già salita in auto per andare ad una conferenza del pranoterapeuta Orango Riso a Modena , sulla morte.
Collo era in casa sul divano, mi è venuto l'istinto forte di scendere salutare e tornare in casa con lui.
Lo accarezzavo tenendolo in braccio e ho cominciato a provare una forte emozione, le lacrime scendevano come due ruscelli salati lenti, vivi;
è morto così sotto le mie carezze senza dire nulla, è stata la prima e unica volta che ho avuto questa esperienza così forte della vita che se ne va  tra le mani e il corpo  piano piano si raffredda.
Claudio era ad ascoltare la conferenza sulla morte nel frattempo.

Ho letto il libro magico,  è un  importante consigliere dal 1998.
Sorpresa delle sue parole:
"sei come tutti gli altri: abbatti il muro"
Subito non ho capito e rimasi perplessa.
Poi nel dolore mi è salita l'immagine di quando giocavo con Collo e gli avevo  fatto la promessa.

C'era il frigorifero di Kimet per le feste giù vicino alla stanza della musica, ci ho posato Collo;
è stato molto duro, anche  faticoso prendersi la briga di cercare in fretta un tecnico per l'imbalsamazione,
ci è voluto proprio un salto, un abbattere il muro come diceva il libro magico.
Lo trovai presto mi sembra a Cento.

Ma nel frattempo  mi venne  un'idea, il nostro gallerista di Torino, Guido Costa, è molto portato a capire certi temi, così gli proposi di fare una mostra sul gattino Collo, con tutto l'operato che tenevo segreto frutto dell'amore per la natura che  lui mi aveva fatto vivere "dettagliatamente",  rispose entusiasta di si, ma che voleva essere sicuro che venisse bene il lavoro sul gatto, offriva lui la tassidermia da  specialisti vicino a Torino, dove preparavano gli animali per gli zoo e avevano anche preparato quelli per l'artista Cattelan, per questo li conosceva.
Siamo partiti  presto portandolo nella borsa termica con i porta liquido refrigerante.

Lo abbiamo lasciato li vicino ad una grande tigre morta anche lei, ciao Collo.
Dopo di lui abbiamo perso anche la FIAT, la casa,


ricordo che tornavamo da Torino con tanto sole ascoltando musica lirica tedesca, malinconici, tristi di queste perdite, sospesi nel vuoto della solitudine dell'abbandono, ma con un senso di felicità per la vita che ci faceva abbracciare il mondo con una nuova prospettiva, un amore completo, lucido, pulito e infinito, senza macchia direbbe qualcuno.

"il segreto di Collo"
22 settembre 1995
a cura di Guido Costa.

Abbiamo preparato la mostra tra gli operai che distruggevano la fabbrica.

I quadretti erano pronti da anni però, li fece incorniciare Guido lussuosamente, che strano delle cose che quasi mi vergognavo trattate con tanta cura.





Alchimilla e Suf di polistirolo invece furono finiti facendo un immaginario cerchio trasparente di protezione intorno mentre lavoravo nel frastuono dello smantellamento.






Oltre i quadretti c'erano infatti anche loro e tante statuine di terra dipinte ad olio, anche loro mai esposte, alcune regalate ai parenti per natale,  anche'esse con lo stesso spirito dei quadretti .








Era il mondo di Suf! Che mescolava le sobrie lettere della FIAT al mondo arzigogolato della natura, e il Suf di polistirolo che era perfetto stuccato con il bianco era  diventato nero catramoso come se la morte invadente per proteggerci fa perdere ogni perfezione.




All'inaugurazione feci un concerto con la musica costruita con le canzoni che cantavo nei prati, con il sapore del livido cielo.


Anche un video su Collo riuscii a preparare in quei giorni, a bassa definizione con il cellulare, era da un po che ci stavo lavorando ed eccolo finito, ma mai finite sono le cose che faccio, infatti la versione finale è andata persa, pensare che invece fermo sempre Claudio quando dipinge decidendo che è finito,
è per queste cose che è utile lavorare insieme.

Quando vidi Collo tassidermato mi fece orrore, gli levai il brutto corpo che in fretta gli avevano costruito,
gli occhi me li avevano mandati da Napoli perché non c'era il suo raro verde smeraldo nei cataloghi, li dipinsi a olio, vennero molto bene.
La testa anche non mi piaceva, ma la lasciai per la mostra, Guido si fece prestare un tronco di legno fossile della foresta di pietra, lo feci stare verticale, con il corpo come mantello, era rimasto morbido morbido.










Dopo la mostra gli ho levato la testa, ripromettendomi di fargliela io, sono uscita con lui, senza che Claudio se ne accorgesse anche se era con noi, per andare a vedere il cinema in piazza a Bologna, tutti dicevano che era occupato il posto accanto al loro  vedendomi il gatto sulle spalle...chiesi a Claudio se aveva capito perché dicevano tutti così, ma non si era accorto di nulla, poi glielo dissi e inorridì anche lui!

L'ho tenuto un po' di tempo nel negozio casa dove abbiamo abitato in piazza Minghetti,


poi a Lido di Spina un inverno e poi un po' in via Benedetto Marcello, dopodiché l'ho messo in una scatola e non ho più avuto il coraggio di tirarlo fuori.

Pensavo il 10 maggio notte a che vestina mettere per la festa dei barbari e mi è venuto in mente Collo, l'ho tirato fuori ed era ancora perfetto...com'era nel 2006 -2007 le ultime volte che lo vidi.

Grazie Barbari.
Grazie COLLO.

2002 "Collo" dipinto a spray da Claudio.

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2 commenti:

  1. Grazie Momo, le tue storie e la tua anima sono sempre meravigliose. Viva la morte e la consapevolezza degli oggetti-soggetti, anche se è tanto difficile!

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