sabato 1 ottobre 2011

Vincenzo Branà sull'informazione del 22 settembre 2012

F












Cuoghi Corsello




a cura di Antonio Grulli




inaugurazione giovedì 22 settembre 2011 ore 18_22




apertura weekend: venerdì 23 settembre ore 18_22


sabato 24 settembre ore 18_22


domenica 25 settembre ore 16_20

fino al 22 ottobre 2011

martedì_sabato su appuntamento

info +393386151961

Lo scultoreo pavimento nero della loggia dell’ EX BRUN ospiterà da

giovedì 22 settembre la coppia di artisti bolognesi Cuoghi Corsello

con la mostra F.

Per l’occasione verrà presentata una serie di opere realizzate con

vari media. Ciò che accomuna questi lavori è il loro nascere

direttamente da una dimensione “fotografica” della pratica dei due

artisti. I dipinti e i disegni di paesaggi presenti in mostra sono

stati infatti realizzati partendo da fotografie fatte dalla coppia

stessa, poi tradotte su carta o cartoncino a matita o con colori a

olio. Sarà inoltre esposto un grande dipinto realizzato en plein air

su moquette con colori spray, ricalcando le ombre degli alberi

proiettate dalla luce lunare sulla moquette stessa, i profili e la

silhouette dei quali risulta ulteriormente confusa dal movimento del

vento che si agitava durante la composizione. Una F neon, presa da un

vecchio logo FIAT, chiude la mostra e allude al titolo stesso, che

nasce per la sua assonanza col fruscio del vento e della vegetazione:


Il lavoro delle foglie degli alberi che ho inseguito la notte




riflessi come ombre sulla moquette istantaneamente piantata con i


chiodi sul muro per poterle riprnderle con lo spray è stato un ballo


con il vento che le muoveva, una pittura che funge da luce che passa

da un obiettivo...Nella mostra ci saranno opere che hanno molto in

comune, parlano tutte del nostro rapporto con gli alberi, il mondo

vegetale, l'uso e l'ispirazione che nel nostro lavoro abbiamo

realizzato attraverso una intima conoscenza con esso, e quello delle

lettere, la composizione e ovviamente la fotografia

”.




EX-BRUN

F 2001, light box





Sufmagofata 2008, legno verniciato









Microfono Aperto 2008, spray su moquette









Il Giardino Dei Bucintori SPA 1994-2001, olio su cartoncino


Via Cavazzoni 2011, disegno su carta

Critical Mass 2011, disegno su carta




FARNESPAZIO©


Galleria del Toro, 1 primo piano


BOLOGNA


FARNESPAZIO© è una associazione culturale non profit per la promozione dell'arte contemporanea

giovedì 29 settembre 2011

il palazzo che respira



Festival della Filosofia 2011

Inaugurazione 16 settembre
Venerdì e sabato ore 9/23

Domenica 9/21

fino al 15 ottobre

 Art Ekyp, via Torre 65_ Modena

MUTOID SOFT COMPANY ___ /Cuoghi Corsello, D’Isa, Sarcina, Serri, Vignali/

a cura di Luiza Samanda Turrini

Monica Cuoghi e Claudio Corsello ripresentano un’opera di pura luce, che avevano già proposto negli anni Novanta al Parco della Bovisa di Milano, con il titolo Il Bosco che Respira. Una fonte luminosa occultata tra gli alberi veniva azionata da un timer computerizzato: tre secondi di buio, sei secondi di luce crescente, tre secondi di luce piena, sei secondi di luce decrescente, e poi di nuovo buio in loop, come una creatura che respira. Ecco quindi un altro cortocircuito semantico. Nell’economia della coppia dialettica natura/cultura, l’elettricità possiede un’ambivalenza ontologica. Da una parte è la conditio sine qua non per l’esistenza dell’odierna civiltà. Senza elettricità tutto collasserebbe, città, trasporti, informazione, comunicazioni. L’uomo tornerebbe allo stato naturale. Ma, pur essendo il medium umano per eccellenza della nostra epoca, l’elettricità esiste già in natura, ad esempio nei fulmini, oppure nell’elettromagnetismo. Quindi la mano umana ha guidato una forza naturale a diventare il mezzo per uscire dai ritmi della natura stessa, fino a riconfigurare questa forza come emblema dell’artificiale. Cuoghi e Corsello riconducono l’elettricità alla sua valenza originaria, dotando la luce elettrica di un respiro, che viene trasmesso all’interno della galleria e sulla facciata del palazzo che la ospita. La vita in effetti è fortemente legata all’elettricità. L’elettricità muove i muscoli, le connessioni neurali, i riflessi involontari, compreso il cuore e la respirazione. Il respiro simbolicamente rappresenta lo scambio fra esterno ed interno, fra io e mondo. La stessa radice greca di natura, phùsis, sembra derivare da phòs, luce. Secondo gli stoici il principio regolatore dell’universo era il pneùma, il respiro vitale, lo spirito, il logos composto da aria e fuoco. Il pneùma è quindi la radice dell’essenza umana, ma anche il principio vitale di tutto l’universo.

http://www.kainowska.com/sito/?p=2255







martedì 19 luglio 2011

il giornale dell'arte luglio agosto 2011

EXTREME 8-BIT TERROR noi saremo con il banchetto del DEGRADO insieme a Rusty





EXTREME 8-BIT TERROR    Show case Sonic  Belligeranza  09
LIVE> Micropupazzo (Roma) Pira666 (Roma) DJ Balli (Bologna) > Sega DJ set
Mercoledì 20 LUGLIO 2011 > ore 19.00
TESCO | Vicolo Vergini 13 – Faenza RA


Mercoledì 20 luglio a partire dalle ore 19.00 TESCO presenta “Extreme 8-bit Terror”, evento inserito all’interno di WAM – Weekly Art Meetings GRIGLIE, rassegna interdisciplinare che coinvolge diversi spazi e operatori culturali della città di Faenza a cura di In_Ocula, Iris, Menoventi, Clandestino
Il programma completo su Facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=191543190895623
8-bit, micromusic, chip-music: molti nomi per definire lo stesso fenomeno musicale che consiste nel creare musica utilizzando microprocessori presi a prestito da vecchie consolle per videogiochi. Durante la serata alcuni tra i più rappresentativi artisti della scena 8-bit italiana si alterneranno in uno show-case live per l’ultima produzione di Sonic Belligeranza, etichetta discografica indipendente interessata alla contaminazione sonora di matrice sperimentale.
A seguire, dalle ore 22.30 presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, live di YACHT (USA) DFA Records.

MICROPUPAZZO DJ Scheisse e Grand Master Ghei sono rimasti intrappolati in un vortice spazio-temporale dove musiche da videogiochi si confondono con samples dei Bee-Gees e nitriti di cavalli dopati. 

Sotto il nome Micropupazzo terrorizzano da 6 anni circa la scena 8-bit europea con live sets brevi e devastanti, costruiti su basi massacrate e un massiccio uso di strumenti musicali automodificati. 


DJ BALLI Si riconferma l’incubo peggiore di chiunque da un dj set si aspetti schemi collaudati, moduli rassicuranti o – più semplicemente – pezzi con una struttura. Balli crea l’esatto opposto, e il delirante live imbastito questa sera non sarà che l’ennesimo tassello di una storia personale che continua a dipanarsi, inattaccabile per credibilità e convinzione, in perfetto bilico tra caos ragionato e ironia fulminante. Fonte: http://bastonate.wordpress.com/ 
SONIC BELLIGERANZA Etichetta indipendente di musica elettronica nata nel 2000 e diretta da DJ Balli, che si occupa di breakcore ovvero della contaminazione tra ritmiche "nere" (jungle, ragga/dance hall, drum’n’bass, hip-hop) e rumore "bianco" (dalla tradizione delle avanguardie musicali colte al power-electronics). Nel 2004 a complicare ulteriormente il sound della label si sono aggiunte le due sotto-etichette: -Belligeranza dedita al turntablism innovativo e +Belligeranza dedita al noise-concettuale. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Sonic_Belligeranza


TESCO è un nuovo spazio non-profit dedicato alla ricerca artistica contemporanea fondato e diretto da Marco Samorè, con sede nei locali di una ex officina meccanica nel centro storico di Faenza. TESCO vuole essere luogo espositivo e laboratoriale aperto alle diverse sperimentazioni culturali, contenitore pluridisciplinare interessato alla diffusione e alla promozione della creatività in diretto dialogo con le molteplici energie territoriali.





















Guido costa ha ottimizzato il sito

Cuoghi Corsello nel sito di Guido Costa

SEMBIANZE su EXIBART

FOTOGRAFIE IN BILICO TRA VERITA' E FINZIONE

"Un oggetto o un corpo dall’aspetto comune, se osservati con vera attenzione, si trasformano in qualcosa di sacro. La macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono (...)" (Isabel Allende)...


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pubblicato martedì 19 luglio 2011
La beffa del mezzo fotografico, il quale dichiara unicamente l'illusione invisibile di ciò che è contenuto nel visibile, una riflessione sulla capacità di dissimulazione della realtà a San Marino, in una collettiva di cinquanta tra artisti storicizzati, noti e meno noti che negli anni hanno lavorato sul confine tra finzione e verità. Lo scopo dei curatori Italo Zannier (il quale è anche presente in mostra con un'opera) e Roberto Maggiori, non è tracciare storia della fotografia, piuttosto raccontare al visitatore come nella storia siano state sfruttate le potenzialità illusorie intrinseche del mezzo. Proprio oggi in cui viviamo in un'era in cui la realtà fotografica è costantemente manipolata da photoshop. Tra i nomi in mostra troviamo Luca Maria Patella (Roma, 1934), artista con caratteri postmoderni metafisici e concettuali che fa della contaminazione la sua parola d'ordine. Patella si muove con destrezza tra tutti i media artistici e la fotografia è lo strumento per una possibile interpretazione della realtà. La foto esposta si chiama Caudia Pavonis (1992), è una Polaroid di grandi dimensioni che fa parte della serie di Le Vol Entier de Venùs di cui alcuni esemplari sono esposti al Padiglione Italia della Biennale Venezia, la cui sezione è curata sempre da Italo Zannier. 
Si tratta di opere dal vero uniche e irripetibili soprattutto per le caratteristiche tecniche: l'attrezzatura utilizzata non è più in commercio e soprattutto il digitale non consentirebbe siffatto risultato. A tal proposito, Patella racconta un aneddoto interessante: "quando il gran Foglio Polaroid  è stato estratto e 'strappato' dalla colossale macchina Polaroid (di circa un metro cubo), l'operatore ha detto: 'L'avevo sconsigliata caldamente di realizzare simili complessità..., ma ora l'abbraccio!'
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Questi lavori trovano una definizione negli sconfinamenti linguistici che sono una complessa, personale conseguenza del postmodernismo anni ’90, la cui riflessione parte dal superamento dell’arte concettuale e del passaggio attraverso il new dada e ancora oltre la Transavanguardia. 
Un lavoro tecnicamente e intellettualmente forbito basato su una dilettica triadica di matrice hegeliana. Si parte da uno scavalcamento della realtà sensibile che, affermandosi in una citazione, viene successivamente negata dall’inganno illusionistico, il quale verrà messo a sua volta in crisi da una riattestazione del reale. Scopriamo appunto che l’esito è stato raggiunto senza l’utilizzo di artifici o rielaborazioni esterne.
Nel nostro percorso incontriamo Nadar (Parigi, 6 aprile 1820 – Parigi, 21 marzo 1910), uno dei grandi pionieri della fotografia. Mario Cresci (Chiavari, 1942), che con il pezzo dalla serie Vedere attraverso permette di osservare solo un particolare e il resto si lascia guardare da un vetro appannato, lasciandoci l'amaro strascico di un'irrealizzabile intromissione. Il nostro ruolo è quello del voyeur fallito a cui viene lasciato un unico spietato accenno di ciò che c’è dietro.
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Il duo bolognese Cuoghi e Corsello celebra invece la storia dell'arte italiana con Roma (1998), in cui la scultura ha in quel preciso momento diritto di parola sull’architettura.
Questa mostra è un'ottima occasione per gli appassionati del medium per cogliere nuovi spunti di analisi critica, un modo di investigare la storia travalicando la congiunzione tra arte e tecnica per una rilettura delle opere esposte. Per una volta non esiste la pretesa di "fare” e insegnare la storia dell’arte, non siamo in presenza di rapporti meccanici di causa-conseguenza. 
Nel porci la questione del "come” si sono raggiunti esiti definiti, siamo costretti a rivederne le variabili in gioco e a considerare il mezzo non solo come lo strumento per catturare la realtà ma anche come via per ottenere nuove forme di decodificazione della stessa.

articoli correlati

a cura di ilaria carvani

dal 16 luglio  al 2 ottobre 2011
Sembianze. La fotografia tra realtà e finzione, Mostra collettiva a cura di Italo Zannier e Roberto Maggiori
Museo San Francesco, Via Basilicius, San Marino
Orari: dal 16 luglio al 17 settembre, tutti i giorni 8.00 – 20.00; dal 18 settembre al 2 ottobre, tutti i giorni 9.00 – 17.00. Ingresso libero

[exibart]

lunedì 18 luglio 2011

venerdì 15 luglio 2011

SEMBIANZE

SEMBIANZE
Sabato 16 luglio, alle 18,00, inaugura a San Marino una collettiva a cura di Roberto Maggiori e Italo Zannier






La realtà e la sua metamorfosi bidimensionale sono l’oggetto di indagine di questa rassegna fotografica che, organizzata dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino, si svolgerà presso il Museo San Francesco dal 16 luglio al 2 ottobre. Un appuntamento importante per mostrare uno dei temi cardine attorno al quale orbita tutta la fotografia, ma anche un’occasione preziosa per la presenza di uno studioso della materia come Italo Zannier che, insieme a Roberto Maggiori, cura questo evento.
Entrando nello specifico, il tema della collettiva è quello del medium fotografico inteso come strumento in bilico tra verità e finzione, un meccanismo ambiguo in cui riproduzione e rappresentazione si intrecciano a formare un legame difficilmente districabile. La rassegna coinvolge artisti che in maniera esemplare hanno affrontato questo tema – occasionalmente o più assiduamente – realizzando lavori che si sono rivelati emblematici. Più di cinquanta tra autori storicizzati, contemporanei e anonimi che hanno riflettuto e riflettono sulla traduzione bidimensionale della realtà messa in atto dalla fotografia, in un periodo che va dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

Autori in mostra: Vasco Ascolini, Olivo Barbieri, Giorgio Barrera, Gianantonio Battistella, Gianni Berengo Gardin, Roberto Bossaglia, Piergiorgio Branzi, Cesare Colombo, Cuoghi Corsello, Mario Cresci, Mario De Biasi, César Domela, Franco Fontana, Maurizio Galimberti, Andrea Galvani, Marcello Galvani, Cesare Gerolimetto, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Giorgio Lotti, Federico Maddalozzo, Pietro Melecchi, Nino Migliori, Paolo Monti, Ugo Mulas, Paul Nadar, Carlo Naya, Luca Maria Patella, Antonio Pauletta, Roberto Salbitani, Paolo Salvarani, Fabio Sandri, Mario Sillani Djerrahian, Nicola Smerilli, Alessandra Spranzi, Pio Tarantini, George Tatge, Davide Tranchina, Paolo Ventura, Giovanni Zaffagnini, Italo Zannier, Giovanni Ziliani e alcuni autori anonimi provenienti dalla collezione Zannier.

Il Catalogo, con testi di Italo Zannier e Roberto Maggiori, è a cura dell’Editrice Quinlan e sarà presentato e distribuito nelle librerie alla fine di agosto. Alcune copie saranno nel frattempo reperibili presso la sede della mostra, nei bookshop della Biennale di Venezia e da HF distribuzione (www.hfnet.it). 

SEMBIANZE
La fotografia tra realtà e apparenza

A cura di Roberto Maggiori e Italo Zannier
Museo San Francesco, Via Basilicius, San Marino
Dal 16 luglio al 17 settembre, tutti i giorni 8.00 – 20.00
Dal 18 settembre al 2 ottobre, tutti i giorni 9.00 -17.00
Ingresso libero
Ufficio Stampa Antea – anteapress@gmail.com


martedì 3 maggio 2011

The world of Pea Brain, "the world's most beautiful goose"

Il mondo di Pea Brain, “l’ochetta più bella del mondo”
The world of Pea Brain, "the world's most beautiful goose"

tutti gli articoli
2011/02/23



Ecco a voi Pea Brain, firma e simbolo dell'indipendenza creativa di Cuoghi e Corsello
Here you Pea Brain, sign and symbol of independence and creative Cuoghi Corsello

Avete mai incontrato Pea Brain, “l’ochetta più bella del mondo”? No?! Strano, è sui muri di mezz’Italia, grande, piccola, media. Ce n’è una di tutte le dimensioni! Lei è la creatura di  Monica Cuoghi e Claudio Corsello, nota coppia di street artist bolognesi, che da tempo vivono in una fabbrica abbandonata della Fiat, trasformata in casa-atelier.
Simbolo identitario o firma segnaletica, Pea Brain è un graffite, una figura stilizzata che nasce da un’esperienza artistica istintiva e naturale, come necessità di espressione e di indipendenza creativa. La simpatica ochetta dalle “zampette che possono fare danni in fretta”, è nata insieme al sodalizio di Cuoghi e Corsello in un ambiente pubblico, quotidiano, che non ha nulla  a che fare con il mondo delle gallerie. E come tutti gli oggetti del quotidiano e come gli uomini stessi, è destinata ad invecchiare. E sì! Questa piccola ochetta racchiude in sé una nuova declinazione della parola ‘arte’, perché insegna che la bellezza è una cosa reale, che  nascendo sui muri delle città, in mezzo alla gente, conosce le lotte della vita. Insegna che lo slancio umano verso la bellezza non necessita di rifugiarsi in un mondo ideale, immutabile e perfetto come quello impresso sul’urna greca di Keats.  L’opera d’arte vive immersa nella storia e in simbiosi con l’uomo per raccontare un pezzo di verità a tutti, all’appassionato come al semplice passante. Poi c’è Suf, sicuramente vi sarà già capitato di incontrare per strada anche questa graziosa bambina in gonnella con grandi orecchie eseguita a stencil … Anche lei è una creatura di  Cuoghi e Corsello, figura onirica, graffite rubato e tag al contempo. Suf, come ogni bambola, ricorda la memoria che ogni oggetto porta con sé: carica di valenze affettive, sembra quasi animata. Come le bambole nella fantasia di un bambino hanno la loro storia, così anche Suf è viva. Per accorgercene dobbiamo solo fare spazio al nuovo, perché nulla nasce se non per comunicare.


sabato 2 aprile 2011

giovedì 31 marzo Conversazioni sul Futuro alle Officine Minganti Tutti i contributi delle Conversazioni sul Futuro di Pierfrancesco Pacoda alle Officine Minganti, il Centro delle idee.




Il giornalista Pierfrancesco Pacoda incontra le grandi personalità della cultura e della creatività di Bologna, ma non solo: uno stimolante confronto tra artisti, imprenditori, intellettuali, musicisti, manager, chef, attori per capire assieme il passato, il presente e il futuro delle idee nella nostra città.
Un ciclo di 11 incontri settimanali presso il Centro Commerciale Officine Minganti durante i quali Pacoda e i suoi ospiti discuteranno di come Bologna possa diventare il luogo delle opportunità per le espressioni artistiche e imprenditoriali più vivaci analizzando le realtà già affermate per individuare uno stimolo per quelle future.



Tante persone al primo degli 11 appuntamenti!
Il primo degli incontri di Pierfrancesco Pacoda alle Officine Minganti ha dato finalmente il via al ciclo delle Conversazioni sul Futuro che fino al 1 Giugno caratterizzeranno l'Area Terrazza del Centro.
Carlo Branzaglia, Monica Cuoghi e Claudio Corsello hanno dialogato per circa un'ora con Pacoda del futuro dell'arte nella nostra città, teatro in passato di infinite esperienze di grande levatura concettuale ed intellettuale che nel corso dei decenni hanno influenzato l'arte non solo del nostro paese, ma di tutto il mondo.
Per una problematica di natura tecnica non siamo purtroppo in grado di postare l'audio integrale di questo incontro e possiamo solo postare alcune immagini.
Speriamo entro poco di poter aggiungere altro materiale di conversazione, per alimentare il dibattito, la chiacchiera ed il confronto sul futuro della creatività di Bologna.





Prossimo appuntamento:

Giovedì 7 Aprile - Ore 18,00
Emilio Varrà (Direttore Festival del Fumetto BilBolbul) e Vanna Vinci(Fumettista e Disegnatrice)




Programma delle Conversazioni sul Futuro

GIOVEDI' 31 Marzo ore 18,00
Carlo Branzaglia (Direttore Design Center e docente dell’Accademia Belle Arti di Bologna) e Monica Cuoghi e Claudio Corsello (Artisti)
GIOVEDI' 7 Aprile ore 18,00
Emilio Varrà (Direttore Festival del Fumetto BilBolbul) e Vanna Vinci(Fumettista e Disegnatrice
GIOVEDI' 14 Aprile ore 18,00
Benedetta Cucci (Giornalista e Blogger di cucina) e Paolo Carati (Ristorante Caminetto d’Oro)

GIOVEDI' 21 Aprile ore 18,00
DJ Rame/Pasta Boys (DJ’s)

MERCOLEDI' 27 Aprile ore 18,00

Dom Ildefonso Chessa (Padre Benedettino, Basilica di Santo Stefano).
GIOVEDI' 5 Maggio ore 18,00
Andrea Carnoli (Grafico dello Studio Latveria) e Massimo Iosa Ghini(Architetto, Studio Iosa Ghini).
GIOVEDI' 12 Maggio ore 18,00
Antonella Mascio (Docente di Culture e Tecniche della Moda, Università Di Bologna) e Cristiano Fagnani (Responsabile Comunicazione Nike Italia).
GIOVEDI' 19 Maggio ore 18,00
Fiorenza Menni (Teatrino Clandestino) e Stefano Casi (Teatri di Vita)
LUNEDI' 23 Maggio ore 18,00
Federico Marchetti (Fondatore e AD di Yoox)
GIOVEDI' 26 Maggio ore 18,00
Beatrice Antolini (Cantante)
MERCOLEDI' 1 Giugno ore 18,00
Cristina Zavalloni (Cantante)

fonte 

martedì 29 marzo 2011

questa signora scrive meglio dei giornalisti... e non sa che interpretano

Le tag di Cuoghi Corsello

NELL' intervista a Monica Cuoghi, ideatrice di Suf! e delle ochette che dagli anni ' 80 in poi hanno invaso i muri di Bologna, l' autrice di tante opere geniali per sostenere la «dignità» artistica del linguaggio comune dei writers rinvia ai riti collettivi primordiali, confondendo la valenza delle superfici di una città con quella delle pareti delle caverne. Consultando la letteratura che la riguarda, si possono leggere cose interessanti per capire il Cuoghi pensiero: ha raccontato dei «tags tour» realizzati in molte città d' Italia, ha spiegato l' origine del suo Suf! «è anche una tag: Suf come sufficiente. (...) Per crearti uno stile ed evolverlo devi fare tante tag di allenamento e di conquista territoriale; non sono vandalismi, scarabocchi, servono per realizzare un prodotto di qualità, perché chi fa solo i graffiti colorati e leccati rischia di manierare invece che inventare; è nella tag che si trova l' anima del writing». Quindi non solo ochette, ma Suf! a tutto spiano, spesso affiancati da un CK8 (tag di Claudio Corsello). Bologna non avrà il Palazzo dei Diamanti - edificio citato da Cuoghi - ma ha un centro storico straordinario, con tanti monumenti importanti come il Portico di San Luca. Cuoghi e Corsello ( Suf! e CK8) ci sono passati di sicuro, infatti l' ochetta e le loro tags sono ancora lì. E si possono vedere vari Suf! pure sui palazzi di Strada Maggiore, e in altre vie del centro storico. Allora quali sono le leggi severe dei writers e l' autodisciplina? Le oche, i Suf! e i CK8 sì, e il maiale sotto il Portico dei Servi no? Ci spieghi meglio la differenza, magari argomentando con il supporto di un critico d' arte. Chi ha disegnato il porcello non fa parte del «rito collettivo»? Per il livello d' ignoranza e stupidità pare ne faccia parte a pieno titolo. Cuoghi è nata nel 1965, e alla sua tenera età gira ancora con la bomboletta in tasca lasciando il suo preziosissimo Suf! ovunque, e suggerisce che ogni tanto i palazzi si potrebbero ripulire «come si fa per cancellare lo smog». Facile! Ha mai provato a cancellare una tag da bomboletta dall' intonaco, dal legno, dal mattone o dalla pietra? Dovrebbe farlo, per capire quanto lavoro occorre! Cuoghi può imbrattare i muri, e i cittadini che non sanno capire il profondo significato del suo segno dovrebbero farsi carico di pulire, magari aspettando un tempo adeguato affinchè i Suf! perdano significato. Qualcuno le spieghi che il suo Suf! è penoso, concettualmente e graficamente, quindi per il bene comune si astenga dall' inutile allenamento. E dato che le tag «invecchiano e perdono di significato» molti cittadini vorrebbero finalmente vedere Cuoghi al lavoro per ripulire i muri che ha deturpato, cominciando dalle lesene del Portico di San Luca. - Maria Cecilia Ugolini

i giornalisti interpretano sempre, non sono le mie parole..... uscito su repubblica mercoledì 29 marzo


CRONACA

"Organizzazione? Piuttosto un movimento
però siamo artisti non menti diaboliche"

Monica Cuoghi inventò la papera che colonizzò i muri negli anni 80. È anche stata denunciata: "No, quella non ero io..."

di CARLO GULOTTA
Sui graffiti ha costruito la sua fortuna, almeno in termini di visibilità e di riconoscibilità artistica: Pea Brain, al secolo Monica Cuoghi, è la madre di tutte le ochette che a partire dagli anni '80 hanno colonizzato i muri di Bologna, in tandem con un altro graffito, "cane k8", sigla del compagno di viaggio Claudio Corsello. "Pea" ha esposto in diversi musei in Italia e all'estero, e cominciò da lì, dalle paperelle, arrivando poi a realizzare il grande albero blu al teatro Contavalli, sede del comitato elettorale di Sergio Cofferati nel 2004, e nell'anno passato il manifesto per la strage alla stazione. Un'opera in tandem con Corsello è stata esposta al Premio Campigna, curato da Renato Barilli.

Ma il logo di "Suf", la bimba con gli occhioni spalancati sovrastata da un immanente punto interrogativo, ha inguaiato un'artista coccolatissima dalla Bologna creativa. La sera del 22 gennaio i militari di guardia alla basilica di San Petronio hanno denunciato Monica Cuoghi per il graffito "Suf", tracciato con la vernice nera sul telo che ricopre i lavori di restauro della chiesa più amata dai bolognesi.

Vogliamo parlarne? C'è una denuncia per imbrattamento...

"No, non ne voglio parlare, e comunque quella non ero io. Era un'altra persona... ".

La Procura indaga sui writer per capire se a Bologna c'è un fenomeno riconducibile a un'"organizzazione": che ne pensa?

"Diciamo che in un certo senso c'è un "disegno". Anzi, molti disegni. Ma attenzione: togliamoci dalla testa l'idea che c'è una "mente" dietro i writer di Bologna. C'è un movimento, questo sì, che ha radici antiche. E' un rito collettivo che assume la forma di un linguaggio comune. E ha una sua dignità. L'uomo ha cominciato a scrivere sui muri all'età delle caverne, no?".

Giusto. Ma qui c'è chi scrive sulle "caverne" altrui, le case dei bolognesi, e a volte sui palazzi storici. E' giusto anche questo?
"Credo che a nessuno verrebbe mai in mente di andare a fare una tag sui muri di palazzo dei Diamanti a Ferrara. I writer hanno leggi severe e una certa "autodisciplina": bisognerebbe evitare di scrivere sui palazzi storici. Però... ".

Però?
"Però le pareti di una città sono anche le pagine bianche sulle quali scrivono i nostri figli. Ogni tanto basterebbe ripulirli, come si fa per cancellare lo smog. Perché anche le "tag" invecchiano, e perdono significato".

Insomma, la repressione è sbagliata.
"E' un errore liquidare un movimento collettivo trattandolo alla stregua di uno "scarabocchio". Forse sarebbe più utile dialogare coi writer. A New York i graffitari hanno cominciato a lavorare sui muri quarant'anni fa, elaborando stili e segni personali, riconoscibili".

Scusi, ma che differenza c'è fra una delle sue ochette e una tag?

"I segni vanno capiti, forse io ho avuto fortuna perché disegnavo una figura riconoscibile. Un'ochetta, appunto. Il mio nome l'ho costruito non solo su questo, ho fatto tante altre cose che forse la gente conosce. E sa una cosa? Mi sono divertita".

Sulla chiesa dei Servi in Strada Maggiore c'è il disegno di un maiale: deve restare lì?

"No, io lo cancellerei, quella non è una tag".

Perché?
"Perché quello è un maiale".