mercoledì 23 maggio 2012

venerdi 25 maggio inauguriamo una mostra sul paesaggio a Forte Marghera


Future, Landscape. A changing exhibition.







Cap paesaggio 2003






Forte Marghera - Parco del Contemporaneo

Pavel Mrkus, Next Planet, Still da video, 2011, courtesy dell'artista.


Future, Landscape. A changing exhibition.


A cura di Riccardo Caldura con la collaborazione di Gianluca D’inca Levis, Guido Molinari
e Paolo Toffoluti.
26 maggio – 31 agosto 2012 (26 maggio – 8 luglio, prima parte)
Inaugurazione: venerdì 25 maggio h. 18.00
Forte Marghera, Mestre-Venezia | Padiglione 36
Orari: da giovedì a domenica dalle 17 alle 22 (o su appuntamento)
info@parcodelcontemporaneo.it
www.parcodelcontemporaneo.it

Due termini semplicemente accostati, messi vicini l’un altro: futuro, paesaggio con quel tanto di estraneità che comporta l’uso di una lingua diversa rispetto a quella propria, soprattutto se si riferisce a due termini così densi di significati. Del futuro sembra ormai si possa parlare solo in termini globalizzati, e con una lingua adeguata al processo di globalizzazione, mentre con il termine paesaggio sembra si possa al massimo richiamare, rispetto al più neutro e ubiquitario landscape, una condizione ormai passata, legata al termine ‘paese’, termine che rischia di suonare oggi desueto sia per descrivere la scala relazionale microlocale quanto quella nazionale. Si può ancora,  ai giorni nostri parlare di paese, e magari di genius loci, sentendo risuonarvi dentro l’origine etimologica derivante dal termine latino pagus – che stava ad indicare contrada e borgo, pieve e campagna -, considerando quali siano state le concrete conseguenze dell’aver concepito per decenni, come ci ricordava amaramente Rosario Assunto in un suo celebre studio, il paesaggio in termini di pura estensione spaziale? Eppure, dagli anni ’70 del secolo scorso, quando Assunto pubblicava il suo “Il paesaggio e l’estetica”, qualcosa sembra essere cambiato se ai nostri giorni, come vuole Gilles Clement, del paesaggio si viene ricomponendo una nuova, terza, condizione, che viene descritta nel suo “Manifesto del terzo paesaggio”. Condizione consapevolmente ibrida, e nondimeno vitale, dovuta alle pratiche di abbandono di modelli industriali, agricoli, turistici, ormai obsoleti, una condizione aperta piuttosto ad una nuova visione delle cose, grazie anche ad una diversa sensibilità generale. 

Riferirsi alle arti per affrontare e riflettere la complessità di tali tematiche indica che non possiamo affidarci solo agli strumenti disciplinari di tipo più propriamente analitico per osservare ciò che abbiamo intorno. Insomma se si vuole provare a comprendere la relazione fra ciò che del paesaggio ci viene riconsegnato dal passato (scarto da riciclare, frammento tutelabile, residuo di una modalità di rappresentazione estetica che può suonare anacronistica) e una sua condizione a venire, le arti possono coadiuvarci non poco. Offrendo, forse oggi più che in passato, spunti e suggestioni assai significativi per rappresentare e immaginare la nostra relazione con l’ambiente, con le sedimentazioni e le stratificazioni che appaiono indistricabili fra ciò che è artificiale e ciò che è naturale, fra ciò che è la realtà, il mondo esteriore, e ciò che invece costituisce il nostro mondo interiore. 

Un tema ‘classico’ come quello del paesaggio, da rivisitare dunque in tutte le sue possibili valenze: dalla descrizione alla visione di una condizione delle cose diversa dall’attuale, ma che in questa è intravedibile. Un paesaggio, così come un senso della natura e dell’ambiente, rivisitato  da artisti contemporanei che si trovano a lavorare in contesti fortemente antropizzati, contesti che sembrano aver perduto ogni aura, o dimensione simbolica, ma nonostante tutto vi si può ancora avvertire una tensione verso quella condizione dell’attesa, del non ancora, che fa di ogni paesaggio un possibile presagio, una forma di prefigurazione dell’avvenire.

La stessa forma espositiva è concepita non staticamente, ma come dispositivo/organismo in grado di modificarsi, di trasformarsi, cangiante come il tema di cui si occupa: per questo a changing exhibition. Ad un nucleo iniziale di artisti, si aggiungeranno o prenderanno posto altri artisti, con altre opere e installazioni, e altri luoghi espositivi.

Future, Landscape. A changing exhibitionè il primo appuntamento della serie di attività previste dal progetto “Linea mobile. Progetti d’arte contemporanea fra le Dolomiti e la laguna di Venezia” che vede la collaborazione di Forte Marghera - Parco del Contemporaneo con Dolomiti Contemporanee, collaborazione aperta ad altre realtà associative come lo SPAC di Buttrio (UD). Il progetto nel suo complesso mira a costruire e mettere in rete una serie di soggetti associativi che operano specificatamente in relazione con il territorio e le arti contemporanee.

Artisti in mostra (26 maggio – 8 luglio):Bruno Estevan, Cristian Chironi, Marco Citron, Cuoghi Corsello, Roberta Franchetto, Antonio Guiotto, Dritan Hyska, Hannes Lang, Dacia Manto, Tiziano Martini, Giovanni Morbin, Pavel Mrkus, Paolo Parisi, Serse, Studiomobile, Eltjon Valle, Jonathan Vivacqua, Andreea Werner.

lunedì 21 maggio 2012

22 giugno S.Rita, Cuoghi Corsello espongono alla Bo-Hème



                                                             Autoritratto 2002-2012



giovedì 3 maggio 2012

siamo a Miart con Around Photography












26 di Vincenzo Branà


 Ventisei anni con Cuoghi e Corsello


L'ultima volta che sono stato a casa loro, circa dieci giorni fa, pioveva a dirotto e nonostante questo Pea Brain e Cane Cotto - alias Monica Cuoghi e Claudio Corsello - si erano dati da fare per fissare all'asfalto, nei pressi della loro porta, la barca di Schifìo: è una delle loro opere, forse quella che amo di più e che ho "frequentato" tanto addirittura, dal momento che fino a poco più di un anno fa era collocata in cima alla collina di Villa Ghigi e da lì - dice Monica - "magnetizzava la città". Io quando mi trovavo lì per una camminata la fissavo come meta e appena la raggiungevo mi ci mettevo dentro e da lì ammiravo l'orizzonte. Poi qualche balordo, una notte, la vandalizzò spingendola lungo il pendìo della collina e  la ridusse in pezzi. La testa - racconta ancora Monica - finì rotolando ai piedi di un albero secolare, quasi volesse cercare riparo presso uno spirito che da sempre abita quel parco. Ora la barca di Schifìo è tutta bianca, bellissima: quella sera l'avevano fissata in tutta fretta affinchè io potessi sedermici un'altra volta, come succedeva  a Villa Ghigi. La pioggia, però, ci aveva rovinato tutto. Anzi no, perchè noi lo stesso, sotto l'acqua, uscimmo accanto alla barca a brindare - io, Pea Brain, Cane Cotto, Sui Simo e Bianca, una della "bambine spirituali" - permettendoci perfino il lusso di fracassare tutti i bicchieri, una volta tracannato l'ultimo sorso.

Proprio durante quella cena Monica e Claudio mi parlarono della mostra "26" che di lì a poco avrebbero inaugurato alla Galleria Guido Costa projects di Torino (via Mazzini 24): 26 opere per festeggiare i loro 26 anni di sodalizio artistico. Sgranai gli occhi: che meraviglia, pensai. Perchè in 26 anni Claudio e Monica hanno costruito un vero e proprio cosmo parallelo, abitato da personaggi che ci passano accanto, sfiorandoci e osservando i nostri vizi e le nostre virtù. C'è Bello e Petronilla, P.Brain e  Suf, Nonno Degrado e Schifìo, la Fiat e le donnine; ma soprattutto c'è una favola metropolitana che ha preso vita, attraverso gli anni, all'ombra delle torri felsinee, regalando un racconto lisergico ma puntuale, in cui - per coincidenza di tempi e di luoghi, ma anche per sintonia di spirito - inevitabilmente mi riconosco.

La mostra resta allestita fino al 26 giugno: insomma è facile, basta ricordarsi il 26 e prendere un treno per Torino. Oppure sperare che qualche curatore decida un giorno di rifarla anche a Bologna.


mercoledì 2 maggio 2012

26 di Olga Gambari su Repubblica Torino


26 di Gloria Pasetto su Zero

Cuoghi Corsello 26 di gloria Pasetto


Cuoghi Corsello – “26″

Guido Costa Projects
Via G. Mazzini, 24 - Torino

15:00 - 19:00

Una delle feste migliori che ricordi fu a casa Cuoghi Corsello, a Bologna. Un'ex fabbrica dove tutto giaceva impilato, disposto, installato. Un’auto in crash all’entrata, una dispensa dove ogni cosa era attentamente ordinata sul pavimento. Un luogo assurdo, come loro. Due, ma anche uno: inseparabili nella vita e nell’arte, una società. Icone della Bologna anni 90, con le "Oche Peabrain" che per almeno un decennio hanno marcato i muri e la pianta della città. Cuoghi Corsello, radicali e coerenti, giocano insieme da 26 anni. Anni di muri, progetti, idee, fabbriche prese e riprese, disegni, scritte, spray. Ed ecco una mostra definitiva. Ci voleva.
Gloria Pasetto