Foto Dina Ludmer
Prima del secondo ponte partiva
Bianca Zueneli
Ciao!
Ecco qui due righe sulla mia performance per Sante:
“Possiedo il pungiglione velenoso della morte ma anche il suo antidoto”.
Bianca Zueneli, come uno scorpione rosso, percorre lentissima il suo itinerario dallo chalet alla quercia secolare, le gira attorno e torna indietro, per ripartire. Per tutta la durata dell’evento, con la luce e col buio, viaggia uscendo ed entrando dal mondo dei vivi a quello dei morti e viceversa.



La performance di Bianca è stata molto toccante, era ammalata e per 4 ore ha recitato la sua parte con estrema veridicità e potenza, accompagnata per tutto il tempo dalla profonda musica esercitata dal basso di Claudio, hanno avuto molta intesa e questa era come una ragnatela che collegava tutto il lago e il suo contorno.
Claudio Corsello
suonava dentro alla discoteca, irraggiungibile.
Proseguendo nel giro del primo lago si poteva vedere nella zona non accessibile Bianca che andava fino all'albero secolare e poi, sempre lentissimamente, tornava indietro.
Si vedevano le persone tutte sui ponti all'inizio, Gioele mi ha fatto notare che sembravano un drago nell'insieme.
Più avanti incastrati tra la corteccia di un albero i lavori di terra cotta di
Italo Zuffi.
Italo Zuffi, senza titolo, 2025 terracotta su albero
L’opera installata per Sante è mimetica nella corteccia di un albero lungo il percorso del laghetto, facendo attenzione si vedono piccole forme in terracotta rosso-bruna, che al primo sguardo si confondono con il colore dell’albero. Sono tappi di penne e pennarelli modellati con la consueta precisione tattile, ad una scala leggermente ingrandita della realtà. Oggetti forse dimenticati da studenti nel parco si sono evoluti così; un’accenno alle sacre scritture o una scrittura dell’albero: sua Santità.
Margherita Morgantin per Italo Zuffi, 14/3/2025
foto di Italo Zuffi
Poi si aggirava il lago fino ad incontrare dall'altra parte il primo lavoro esposto della debuttante
Maria Vittoria Pagani.
*Scioglimi*, una supplica alla libertà. È un lavoro che fonde storia e simbolismo, intrecciando il passato con il desiderio di libertà nel presente. Le quattro catene evocano il peso della prigionia, mentre le monete dipinte sul pannello ligneo offrono un contrappunto onirico: paesaggi immaginari, alberi, casette sugli alberi, altalene e amuleti scaccia malvagità diventano frammenti di un mondo possibile, un riscatto visivo e spirituale. Il riferimento ai riscatti degli schiavi rapiti dai pirati tra il ’600 e il ’700 in Certosa rafforza il legame tra memoria e speranza, tra vincolo e liberazione.
A seguire
Michele Fontana
Ho costruito diversi strumenti musicali sulla riva del lago, prendevo pezzetti di canna, canna di lago, e incidevo vari fori in posizioni e intervalli diversi. Poi li suonavo, e suonavano tutti. Ognuno suonava note diverse. Finite le note li lasciavo cadere in acqua. Ora ci sono diversi strumenti in fondo al lago.
Il Santo Pescatore interpretato da
Zheng Ningyuan
Santo pescatore
Tuta da pescatore, bicchierini di porcellana, baijiu (grappa cinese), pesce slender sprat
Zheng Ningyuan
Mi travestirò da Santo pescatore in riva al lago, e chiacchiererò con i passanti, offrendo loro Baijiu (una grappa cinese) e assaggi di pesce essiccato di casa mia, il pesce "lilla" (Dingxiangyu 丁香鱼). Cerco una storia per me stesso o per il personaggio che creo. Mia madre è protestante, mentre io poi mi sono convertito al Buddhismo tibetano. Ho provato a cercare con lei un legame storico religioso tra l'Italia e la mia famiglia, ma senza risultati. Solo la Chiesa d'Oriente, che in Cina ha formato il Cristianesimo nestoriano (景教), ed è arrivata anche a Quanzhou, la città natale di mio padre (mentre lui è ateo, membro del PCC), dove potrebbe essere stata diffusa dal VI al XVI secolo. Potrei accennare a queste cose, ma parlo soprattutto di un'altra mia storia col pesce "lilla". In realtà si chiama "slender sprat", nella mia città lo chiamiamo con il fiore di lilla. Lo mangiamo spesso con il porridge di riso bianco, ed è anche un sapore da classe lavoratrice. Queste storie si collegano alle persone con un bicchierino di grappa fatta con il sorgo

Alcune sue prove che mi aveva mandato
Vicino sostava
Davide Bertocchi
Titolo dell’opera: « Elixir (Santità Tossica) »
2025
Materiali:
100 bottigliette di vetro, sughero, acqua del lago dei Giardini Margherita di Bologna, batteri e feci di tartaruga.
Si tratta di un'opera multipla composta da 100 piccole bottigliette di vetro, ciascuna contenente 5 ml di acqua del lago dei Giardini Margherita notoriamente tossica perché contaminata da feci di tartaruga ed altri elementi inquinanti. Ogni bottiglietta rappresenta una reliquia, una paradossale fusione tra sacralità, contaminazione e ready-made, evocando il contrasto tra il divino e il velenoso. L'opera invita lo spettatore a riflettere sul potere simbolico dell'acqua e sulla sua capacità di purificare o contaminare, spingendo a interrogarsi sui limiti della fede, della purezza e della contaminazione nel mondo contemporaneo. Le 100 bottigliette sono state distribuite dall’artista a tutti i visitatori, come evento performativo, fino al loro completo esaurimento.

Il giorno prima si è rifornito dell'acqua avvelenata.
Stefania Galegati
quando il tutto era partito si trovava nella toilette a scrivere la sua poesia,
foto di Davide Bertocchi
perché il ponte era ancora bagnato e la scritta di acqua non si sarebbe vista, così ha operato dopo accanto al suo amico Bertocchi, in riva al lago.
La poesia infinita, 2005, acqua.
ingraziare desidero per il tempo che si allarga e si restringe. Per la velocità della luce come desiderio di viaggi interstellari. Ringraziare desidero per il desiderio, che muove gli animi, i corpi, le emozioni, i pensieri e tutto confonde nelle azioni. Ringraziare desidero per le pause, per l'azione del fermarsi. Per le acque calde in inverno e fredde in estate. Ringraziare desidero per i mari che formano le isole. Per le isole che formano sogni. Per i sogni che smuovono montagne. Per le montagne che quando si tuffano sono isole. Ringraziare desidero per l'isola delle Femmine, per l'isola Ferdinandea, per l'isola delle Rose, per Java, la Groenlandia, il Sulawesi, Pemba e Zanzibar. Ringraziare desidero per le isole senza nome e per coloro che scrivono con l'acqua. Io Ringraziare desidero per Borges, Whitman, Francesco d'Assisi, per Hopkins, Herbert e Mariangela Gualtieri perché scrissero già questa poesia. Perché questa poesia è inesauribile e vi invito a continuarla in ogni dove. Ringraziare desidero per la scuola della vita, anche nella durezza, fatica, fragilità. Per accogliere tutto con il mudra dellelefante. Per le sorelle e per le sorelle. Per il fratello e per i fratelli. Per i frutti della primavera e per il sangue rosso dei gelsi neri. Ringraziare desidero anche per la mano sinistra, analfabeta. Per la continua trasformazione di tutto, per la forza di gravità che mi fa sempre toccare terra. Ringraziare desidero tutti i buchi e le buche. I buchi scavati nella roccia, le grotte, le caverne. I buchi nell'acqua. I buchi neri e i buchi bianchi, grandi oggetti di immaginazione. Ringraziare desidero per l'immaginazione, perché desidero immaginare un sistema migliore per rapportarsi ai territori, all'amore, all'educazione, all' economia, al tempo. Oltre gli stati, oltre la scuola, oltre la famiglia, oltre il carcere, oltre il tempo. Ringraziare desidero per tutte le Orlando e per le poesie. Per i treni e per gli aerei. Per le moltiplicazioni. Per il colore degli ulivi, per il sentirsi parte. Per il tronco dei lecci e per i manghi freschi. Per gli alberi solitari e per le spiagge adriatiche in inverno. Ringraziare desidero per i nostri marini e voi tutti, abissi,fuoco e grandine, neve e nebbia, vento di bufera che esegue la sua parola, monti e voi tutti, colline, alberi da frutto e voi tutti cedri, voi bestie e animali domestici, rettili e uccelli alati.
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Accanto a questi artisti cera una "installazione naturale": panchine attorcigliate ad alberi segati divelte circondate da reti metalliche, un lavoro anni novanta direi. Bello.
Risalendo verso il primo ponte si entrava nel bar dello chalet
dove c'era una piccola quadreria

Margherita Morgantin
immagine di una performance del 2000,
Osservare le norme di sicurezza#4,
sospensione da gru, foto cm 12 x 8
Dina Loudmer
Autoritratto come Sirena (del lago dei Giardini Margherita)
Cuoghi Corsello
Le bambine del lago
2025 sintografie
Questa sintografia è uguale a Emma, una delle tre figlie spirituali:
Bianca, Oscar e lei.
Oscar mi chiese perché non l'avevo coinvolta, non lo so non c'è stato pensiero,
ma poi le ho fatto vedere il ritratto che per caso avevamo scelto senza accorgerci che era lei, così c'era.
Fontana
(per richiamare il lavoro dell'acqua Santa)
Andando ancora sopra il secondo ponte il consiglio era poi di girare a sinistra percorrendo la parte del lago più promisqua, circondando attraverso un sentiero sterrato tra cespugli e alberi lo chalet nell'acqua qui paludosa, il basso di Claudio era preponderante e mano mano nella notte il paesaggio sempre più inquietante.
Qui c'erano le ali del drago.
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Completato anche questo cerchio
ritornando al primo ponte si conclude l'8.
Ma credo che nessuno ha seguito le mie indicazioni.
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Le ali di drago con le stoffe di Re-use e filo di alluminio,
le ho modellate in fretta mentre si preparava tutto, quelle rosa il giorno prima e le altre finite poco prima dell'inizio.
In questa fretta serena e spassionata ho trovato un senso nuovo di azione libera in quello che facevo, senza ansia di prestazione, strategico con il corpo e le mani senza la mente, una meditazione gioiosa e ho pensato: ma quanta libertà sto provando?
Ma non si sostenevano alte almeno due metri perché si potessero vedere al di sopra dell'acqua del lago.
Poi quando tutto è cominciato dopo aver fatto un giro intorno al lago mentre tutti erano sul ponte o fissati da altre parti le ho buttate, facendomi aiutare da due cari amici, Rocco e Sofia, a cavalcioni della corda che passa da una parte all'altra del lago, così anche se "fallite" miseramente si sostenevano.
Alla fine delle 4 ore nella notte le ho buttate giù, sul fondo.
Siamo andati sconfiggendo una "paura bestia" (io avevo terrore, non Claudio) a ripescarle ai giardini pieni di gente, di giorno alla luce del sole, ma nessuno ci ha detto niente, sembravamo invisibili, erano lunghe e ingombranti e sgocciolavano da matti, le abbiamo portate marcinolente a casa rivestendo il Dobló per bene con il cellofan, sul tetto del Bunker si sono asciugate e poi le abbiamo portate a Cotignola come prima opera nella mostra "Signorina", le ali con l'energia del lago proteggono il paese. Sono nere e verde acido.
Le altre più piccole rosa sono ancora li, andremo a pescarle.
La libertà nel farle
l'umiltà nell'appenderle
il coraggio di buttarle
la tenacia di salvarle.
Se non era per il sostegno di Claudio che vedendole fatte mentre suonava gli dicevano qualcosa più di quello che si aspettava dal progetto in se, non avrei capito.

Nel percorso intorno al lago c'erano gli artisti che viaggiavano tra il publico:
Ottavia Zanello Viola Cenacchi
le Bambine Cervo, "gelose" delle bambine delle mie sintografie hanno
voluto interpretarle citandole stampate sul mantello, hanno usato le tende scartate dalla mostra Pupille a casa Testori a Milano perché avevamo preferito rifarle molto più lunghe.
Quando alla fine dlle 4 ore ho detto a loro, ma forse è stato troppo lungo il tempo, la loro risposta molto seria mi ha confermato il contrario: abbiamo capito all'ultimo giro cosa stavamo facendo.
Ecco Momo un breve testo sulla performance mia e di Ottavia. Spero vada bene bacioni!
La performance di Viola Cenacchi e Ottavia Zanello all’interno del progetto ‘Sante’ a cura di Cuoghi Corsello vuole dare spazio a una serie di sensazioni legate al sacro, alla spiritualità e alla santità. Due figure di riferimento sono state quella delle ninfe dei laghi, che nell’immaginario mitologico e fiabesco bagnano i lunghi capelli nell’acqua, e quella di Maria Maddalena, nell’iconografia sempre ritratta con una lunga chioma, la stessa con cui lava i piedi di Cristo.
I capelli rappresentano la forza, sintomo di femminilità ma anche di tenacia, di sensualità, vitalità e sacralità. I capelli intrecciati inoltre sono spesso indossati dalle amazzoni o dalle guerriere nella mitologia.
La performance ha inizio sul ponte dello chalet dei Giardini Margherita, davanti al lago le due performer si intrecciano i capelli a vicenda aggiungendo a ogni ciocca un nastro. I nastri dell’una e dell’altra vengono poi legati insieme, andando a congiungere fisicamente i due corpi tramite i capelli. Le artiste camminano legate tra loro, costeggiando il lago, fino al suo punto estremo rispetto a quello dal quale sono partite. Lì si fermano e si sciolgono a vicenda i capelli, separandosi e prendendo ognuna una strada diversa per poi ricongiungersi sul ponte dello chalet da dove sono partite.
Viola Cenacchi.
Gioele Melandri
La tonsura se l'è fatta fare qualche giorno prima per pubblicizzare Sante in Artefiera e ad Art-City.
Titolo: “Tonsura-anticipare i tempi”
L’opera di Gioele Melandri consiste nella realizzazione di una tonsura monacale nel capo dell’autore stesso, poi dipinta d’oro.L’opera cita Duchamp e il suo lavoro Tonsura del 1919. Mentre Duchamp realizza la propria chierica a forma di stella cadente, Melandri ha preferito mantenere una struttura più tradizionale e che ricordasse anche una piccola aureola. Il sottotitolo del lavoro gioca ironicamente con la perdita dei capelli di cui l’autore anticipa gli effetti sul proprio corpo, ed è inevitabilmente anche una critica a certe nevrosi tipiche degli artisti e dei critici viventi, eccessivamente ossessionati dalla novità intesa in senso strettamente positivo.
Oscar
Vestita da Santa regina con la corona d'oro, citando Ildegarda di Bidngen che vestiva le sue ancelle come principesse con gli abiti e gioielli preziosi durante le funzioni, perché Dio ama la bellezza, distribuiva i santini di Giovanni.
Giovanni Copelli
ha fatto un santino con disegnato in bianco nero degli andicappati e dietro una poesia:
"giù dalla torre
butterei tutti
quanti
gli artisti,
e salverei
chi non ha voglia
di far niente e
non sa fare
niente"
foto di Gioele Melandri

La Dina il giorno prima ha indossato un'abito da sposa, recitando intorno al lago, il giorno della mostra ha gioito nell'indossarlo di nuovo, distribuiva i santini di Copelli assieme ad Oscar.

Quando si è fatto buio ho distribuito agli artisti degli anelli luminosi, una piccola cosa che muoveva la luce e la poesia.
Ringraziamo
Tutte le Sante artisti che hanno gratuitamente
partecipato con impegno, entusiasmo, amicizia.
Re-Use per averci prestato preziosi abiti.
Carlotta Pesce, per il suo sostegno e ... se non ci chiamava a vedere la Centrale ristrutturata nei giardini Margherita forse non avremmo trovato la destinazione per Sante, il lago mi ha subito chiamata.
Enrico, direttore dello chalet,
preziosamente disponibile per ogni cosa.
Guido Molinari per il desiderato articolo ed
Elena Bordignon che lo ha accolto volentieri
Cinzia Dursi che ci ha prestato tutto l'occorrente: muta, pantaloni da palombaro ecc.. per disincastrare la barca.
Roberto Franciosi per gli stivali alti per il Santo Pescatore.
Usati inconsciamente per la prima prova di disincastro barca...filtrava acqua.
Il lago e la vegetazione intorno per la loro intensa atmosfera e influenza.
Rocco e Sofia per avermi aiutato a buttare le ali.
Tutti gli amici che sono venuti e che con molti di loro mi scuso di averli trascurati.
Silvia Fanti per la sua improvvisazione e a
Daniele Gasparinetti per il suo sostegno.
Stefano Bevilacqua che ha reso possibile
La sorpresa 
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